Base “Le Grazie Vecchie“

La situazione attuale
Localizzazione geografica dell’area
Note storiche


La situazione attuale

I terreni esterni hanno subito trasformazioni per un arco di tempo di circa 40 anni che hanno modificato l’aspetto e l’utilizzazione della parte più a nord-est della proprietà. Qui attualmente è presente una collinetta di materiali terrosi consolidati (4540 m²), prima rinverdita ed ora coperta da bosco. Al centro dell’area verde è presente un prato per usi diversi e gioco dei giovani (8232 m²), mentre nella parte nord-occidentale, oltre la stradina che conduce al cancello sul Parco e verso il Lambro, è presente un altro prato stabile, riservato alle attività dei frati francescani (9869 m²). Non sono più presenti, in questa parte della proprietà coltivazioni e orti una volta preponderanti.

Agli scouts è riservata in particolare una area posta a fianco della collinetta e lungo il muro di cinta del Parco (3708 m²). In questa porzione è presente anche una baracchetta, recentemente risistemata, per il ricovero di attrezzature da campeggio. Complessivamente, gli scout possono usare l’area A per pernottamento e campeggio , le aree B e C per gioco e attività correlate al campeggio dei gruppi.

L'area in viola rappresenta invece il fabbricato al chiuso per l'accantonamento delle unità, che si compone di:
• salone con pavimento in legno di 54 m² (8,2x 6,6 metri)
• soppalco con pavimento in legno di 22 m² (5,5 x 4 metri)
• anticamera
• cucina con fornelli a gas e acqua calda
• servizi igienici (con acqua calda da pannelli solari)
• ripostiglio per attrezzi della base

da Gennaio 2011 la base e` dotata di una stufa a legna che permette il riscaldamento dell'intera struttura



Localizzazione geografica dell’area
e sua collocazione nel contesto urbanistico e ambientale


La base si trova sul territorio di Monza, a sud-est del Parco ed è interamente collocata all’interno dell’area di pertinenza del Santuario e Convento di S.Maria delle Grazie di Monza (“Grazie Vecchie”), di proprietà dell’Ordine dei Frati Minori Francescani e da questi abitato e gestito. Confina a nord-ovest con il corso del fiume Lambro al suo ingresso nella città, a nord-est con il Parco di Monza. L’area del Convento delle Grazie è sempre risultata separata, ma connessa al Parco, per la continuità del paesaggio aperto, per lo sfruttamento storico privilegiato delle acque irrigue da esso provenienti, attraverso la “Roggia dei Frati”, e per il collegamento Parco-Santuario, presente nella tradizione locale. E’ riportato, di seguito, uno stralcio di una mappa storica ottocentesca con la sottolineatura dei percorsi idrici allora esistenti e da tempo interrati e del muro perimetrale del Parco che, un tempo, includeva anche l’area delle Grazie. Essi potrebbero essere oggetto, in futuro, di ripristino e valorizzazione.


Note storiche sul complesso del Santuario della Madonna delle Grazie in Monza e l’annesso convento
(da testo di Francesca Milazzo con integrazioni)

La presenza della comunità francescana a Monza, dopo la soppressione avvenuta sul finire del XVIII secolo dell’antico insediamento di piazza Mercato (oggi Trento e Trieste), è assicurata ancora oggi dal convento e dal santuario di Santa Maria delle Grazie, noto a tutti come Madonna delle Grazie o Grazie Vecchie. Il convento è situato in una zona in passato boscosa e poco abitata ma significativa in quanto posta a breve distanza dall’importante percorso in direzione nord, verso la Brianza e i laghi, costituito dall’attuale via Lecco. Secondo le fonti, anticamente l’area era caratterizzata dalla presenza di una piccola cappella dedicata a Maria fondata nel 1131 dai fratelli umbri Eriberto e Bertarido di Liprando in memoria del padre, Rodolfo. Il convento attuale sorse invece a partire dal settembre 1463 per dare ospitalità ai frati aderenti alla cosiddetta Osservanza, il movimento sostenuto da Bernardino da Sienza che intendeva aderire in modo più rigido e severo all’originaria regola francescana. La chiesa viene edificata, forse su progetto di Pietro Solari, seguendo il gusto tardogotico ancora diffuso in ambito lombardo: la facciata, benché alterata dall’inserimento successivo di un portico, si presenta a capanna con un marcato slancio verticale, conclusa da due rilevati contrafforti e alleggerita da finestre ogivali, mentre a coronamento e su tutti i lati della costruzione corre un fregio ad archetti gotici intrecciati. Probabilmente al medesimo periodo di fondazione della chiesa va datato il celebre quadro miracoloso dell’Annunciazione, opera di un anonimo artista dal linguaggio ancora goticheggiante, con aperture di paesaggio che rimandano alla cultura veneta. Secondo la tradizione il dipinto fu donato ai francescani dal beato Damiano Carrara di Padova ed è oggetto di una secolare devozione, come attestano le centinaia di ex voto esposti in chiesa e nei locali del convento.

Dalla fondazione, il convento godette dei benefici concessi da Biancamaria Visconti-Sforza e dal figlio Gian Galeazzo: apertura di una condotta d'acqua per lavare la lana, cucinare e irrigare le sessanta pertiche del convento. Luigi XII, re di Francia, nel 1505, aggiunse il privilegio di pesca e navigazione dai mulini di Val Negra (Ponte delle Catene nel Parco di Monza) alla chiusa dei mulini delle Grazie. Nel corso del XVII secolo l’edificio subisce una serie di interventi architettonici: nel 1632 viene appoggiato al fronte un portico con pilastri in granito, mentre l’anno successivo è inserita in facciata la serliana centrale che ha con ogni probabilità cancellato un primitivo rosone. Al 1649 risale il fabbricato del cosiddetto “lanificio”, a lato del convento, mentre nel 1683 viene edificato il ponte in pietra sul Lambro per agevolare l’accesso dei pellegrini. Anche il secolo XVIII vede la realizzazione di alcuni interventi, tra cui l’apertura del portale a sinistra sotto il portico, che conduce al grande chiostro centrale e agli ambienti interni del convento, a loro volta ristrutturati fra il 1730 e il 1740, e una serie di lavori interni. Allo stesso periodo risale l’elegante cappellina del Sepolcro, dalle linee arrotondate, all’interno della quale trova posto la statua lignea del Cristo deposto dalla croce. La cappella costituisce una stazione della Via Crucis allora affrescata dal pittore Federico Ferrario, oggi in larga parte sostituita da moderne edicole in cotto opera dello scultore cremonese Dante Ruffini del 1956. Il 25 aprile 1810 Napoleone decreta la soppressione del convento e la conseguente spoliazione della chiesa di opere e beni di arredo: l’edificio, inserito entro il perimetro del neonato Parco Reale, diventa magazzino per i foraggi, mentre gli spazi convenutali sono destinati all’Ordine di Malta e ad abitazioni per gli sfrattati del Comune. Nel 1893 un tremendo incendio devasta l’interno della ex-chiesa, distruggendo gli affreschi superstiti. Il santuario continua tuttavia ad essere frequentato occasionalmente e ad essere chiamato popolarmente delle «Grazie Vecchie». Nel 1900 l’edificio è stato ormai spogliato di tutte le opere d'arte e degli oggetti di valore, le tombe manomesse e profanate, e il locale ridotto a magazzino di foraggi. Anche il convento aveva subito diverse manomissioni, e un continuo deperimento. Il Demanio aveva assegnato - dopo un breve periodo in cui l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe l'aveva requisito destinandolo a Caserma delle sue truppe - una parte dei locali al Supremo Ordine di Malta per deposito di materiale sanitario, e un'altra a numerosi sfrattati che il Comune non sapeva dove collocare. infine il giardino e il terreno dell'orto erano passati alla Scuola Superiore di Agraria. Soltanto nel 1930 il complesso monzese viene restituito dal Demanio ai padri francescani che vi riportano la venerata immagine di Maria, la stessa che il 23 maggio 1937 il card. Schuster incorona, dichiarando, con una solenne cerimonia celebrata nel Duomo di Monza, la Vergine Maria Regina delle Grazie. Dopo una serie di lavori di restauro e di decorazione interna, la chiesa viene riconsacrata dal medesimo cardinale Schuster nel 1946 con il nuovo altare opera dell’architetto milanese Giovanni Muzio (1943). Nel 1952 si riscattò tutto il convento che, assai deperito, venne sottoposto a un meticoloso lavoro di restauro; nel 1962 la chiesa venne dotata di un nuovo organo e venne coperto il corridoio di accesso al convento, incorporandolo nella chiesa stessa, mentre ancora negli anni ’70 si eseguirono interventi nel complesso. A partire dagli anni Cinquanta il convento divenne sede di istituzioni scolastiche, tra cui il Seminario Francescano Missionario per Aspiranti Fratelli, per il quale venne realizzato dal 1962 un moderno nucleo comprendente laboratori di falegnameria e meccanica, opera dell’architetto Luigi Bartesaghi.